Branded Content Breakfast

Anche se il contenuto si è trasformato in un’ossessione per gli addetti al marketing, la verità è che, almeno nel mercato spagnolo, non ha ancora convinto gli utenti.
Il fatto è che non si tratta di offrire un misto di informazioni solamente perché gli utenti lo richiedono: questo contenuto deve essere rilevante ed utile allo stesso tempo, altrimenti saranno solamente tempo e soldi persi.
Inoltre, nell’ambito digitale, dove l’attenzione è scarsa e dove il contenuto si trova dietro ad ogni angolo, sarà necessario apportare un valore aggiunto, se si vuole realmente attirare l’attenzione dei consumatori.
Questo valore passa attraverso la qualità. Ma come ottenerla? La pubblicità ed il branded content si possono considerare “cugini”? Quali sono le maggiori difficoltà per gli addetti al marketing al momento di creare strategie di branded content su differenti dispositivi/piattaforme? Qual è la chiave del successo del contenuto?


Per rispondere a queste domande, MarketingDirecto.com ha organizzato una colazione di lavoro insieme ad Addoor e Ligatus a Madrid, nella sede di Pangea, alla quale hanno partecipato: Alejandro Saracho, general manager di Havas; Pilar Lopez, direttrice di marketing aziendale e brand di FCC; Begoña Paniagua, responsabile media di Orange Spagna; Clara Ventura, community manager di BQ; Xavier Omella, fondatore di Indigitall; Fadela Hamza, trade & traffic manager di Kiabi Spagna; Jia Wei, marketing & PR di ZTE; Adriana Martinez, product manager di Mini; Marta Valverde, responsabile della pubblicità digitale di Hola; Susana Martin, communication manager di Uponor; Patricia Alonso, community manager di Laboratorios Expanscience; Anastasia Llorens, responsabile pubblicità & branded content della Liga Spagnola; Esther Polo, digital manager di Laboratorios Boiron; Gregorio Crespo, digital marketing manager; Maria Jesus Gonzalez, monetization lead di MSN Spagna; Carlos Zelada, comunicazione & brand di Mini; Carmen Fiel, canali digitali di Endesa; Catalina Garcia, responsabile del content e dei prodotti d’investimento di ING; Amaya San José, SR Brand manager di Bezoya (Calidad Pascual); Carmen Lucas, brand experience di Samsung; Javier Regueira, esperto di branded content di POP UP; Maylis Chevalier, country manager di Ligatus; César Nuñez, CEO di Addoor e Javier Piedrahita, editor e fondatore di MarketingDirecto.com, il quale ha esercitato la funzione di moderatore.
Per iniziare il dibattito è stato proposto ai partecipanti di gettare le basi del content marketing stabilendo una definizione per i distinti formati, data la confusione che regna nel settore.


Secondo César Nuñez è necessario, per le persone del settore, “sforzarsi di più nell’andare di pari passo per quanto riguarda la strategia e combinare il branded content ed il selling content”.
Da parte sua, Maylis Chevalier afferma: “Mi reputo una sostenitrice della qualità del contenuto. Riguardo al branded content, in Spagna non c’è ancora una definizione che separi i termini”. Aggiunge poi che “il branded content è contenuto, mentre la pubblicità nativa è il contenitore ed il content marketing è la matrice che riunisce il tutto”.

“Nel branded content, il consumatore cerca questo contenuto, non è il marchio a doverlo lanciare al consumatore. Inoltre, per me la pubblicità nativa è un formato pubblicitario, mentre il branded content è molto più esteso e ciò a cui punta è apportare valore”, specifica Alejandro Saracho.

Marta Valverde ha parlato secondo l’esperienza nel suo lavoro con il Gruppo Hola. “Quando sviluppiamo una strategia di branded content, cerchiamo posizionamenti editoriali che si muovano come occorre con una notizia. Nella pubblicità nativa hai un tuo spazio pubblicitario appositamente creato che ti può offrire un contenuto molto simile a quello del resto della rete e che viene misurato tramite un ad server”.

Ma dov’è la barriera che separa il branded content dal content marketing?
“Penso che ci siano casi di branded content informativo. Il content marketing racchiude più cose, può nutrirsi dell’intrattenimento e dell’informazione”, commenta Javier Regueira.
Riguardo alla viralità degli elementi, Pilar Lopez afferma: “Non si sa mai cosa diventerà virale. A volte pensi tanto per creare un contenuto e all’improvviso un semplice gesto naturale diventa virale”.
“L’obiettivo dei marchi è cambiare il paradigma della comunicazione. Abbiamo l’obiettivo di cambiare questo modello di relazione con il consumatore. Noi, nelle reti sociali, abbiamo fatto una serie per Facebook, dove mostriamo come ci integriamo nella vita quotidiana di una famiglia. Stiamo impazzendo per cercare di capire come mostrare il nostro prodotto ed i servizi. Utilizzando paradigmi tradizionali, risulti antipatico al pubblico”, spiega Carmen Fiel.

Cosa sulla quale Alejandro Saracho è d’accordo: “Dobbiamo capire cosa stia succedendo. Arrivare al pubblico giovane è sempre più complicato, dato che si tratta di un pubblico esigente che cerca i suoi personali contenuti e si allontana dai mass media”.

Pertanto, aggiunge: “Noi, come agenzie, abbiamo l’obiettivo di studiare come arrivare al consumatore in maniera credibile. Le opzioni passano per le reti sociali o il contenuto editoriale, ma tutto ciò ci porta fuori dai formati tradizionali. Ogni anno la notorietà pubblicitaria cala di un 7-8%. Da qui nasce il branded content. Bisogna stabilire punti che siano più rilevanti e credibili, ed un metodo più efficiente”.

Tuttavia, Xavier Omella si domanda fino a che punto sia importante la ricerca di un contenuto o di un’essenza di marchio differente.

Secondo lui, “sulla base di quest’essenza bisogna costruire messaggi rilevanti e credibili. La chiave sta nel saper esaltare gli elementi unici rispetto alla concorrenza”.

Begoña Paniagua sottolinea che è fondamentale differenziare le strategie solide dagli eventi. “Gli eventi sono passeggeri e nel branded content bisogna mantenere consistenza con il passare del tempo. Ogni azienda ha la sua propria definizione, ma l’importante è avere chiari i KPI e lavorare per raggiungerli con il tempo. La chiave sta nell’avere una strategia continua”.

Anche Pilar Lopez parla di costanza: “Le strategie hanno degli alti e bassi, bisogna essere costanti, immaginativi, approfittare del momento ma con obiettivi a breve termine. A livello di differenziazione, i marchi devono saper vendere al consumatore un’esperienza unica”.

Anastasia Llorens assicura che: “Bisogna andare oltre, il branded content deve aiutarci a far crescere il marchio. Noi cerchiamo di creare contenuti di marca per creare spettacolo e passare dall’essere un love brand a un meaningful brand”.

Amaya San José parla dell’esperienza di Bezoya in questo ambito: “Il nostro branded content si focalizza sui video corti, che funzionano molto bene”. La sua collega Yolanza Rozas, del dipartimento di trasformazione digitale, afferma però che ci sono alcuni ostacoli, perché “i marchi hanno una strategia ben definita e non sempre si possono fare certe cose. L’azienda ha dei valori che si devono rispettare”.

A questo proposito, Javier Regueria è d’accordo ed aggiunge che “la comunicazione deve avere sempre un significato strategico. Un marchio deve trasmettere consistenza, il contenuto è la voce del marchio e deve essere strategico. Se voglio un impatto, ho già la pubblicità. Con il contenuto, cerco di sviluppare la parte empatica, trasformando così i clienti in fan”.
Nonostante ciò, in Spagna sono pochi i marchi che, secondo Alejandro Sarancho, lavorano bene sotto quest’aspetto. “Il contenuto funziona ed è un metodo per trasformare i marchi, ma questi non stanno lavorando bene. Non è semplice creare contenuti di qualità a lungo termine”.
L’obiettivo è, secondo Begoña Paniagua, trovare la rilevanza nei contenuti, cercare quel valore che il target richiede nel momento adeguato, cosa che, riconosce, non è affatto facile.
Da parte sua, Maria Jesus Gonzalez segnala un altro obiettivo: ”Per i marchi risulta difficile capire che, per arrivare all’utente finale, non c’è bisogno di parlare sempre e solo del marchio. È più facile arrivare al consumatore con un contenuto d’intrattenimento che si vende da solo, mantenendo però l’essenza del marchio creando contenuti rilevanti. Il successo del branded content sta nel far arrivare all’utente finale il perché di questa rilevanza”.
“Per Hola, l’obiettivo è il lettore, pertanto, al momento di sviluppare il contenuto, lavoriamo molto con i giornalisti. Per i media, lavoriamo sempre di più con le redazioni. È un obiettivo molto più complicato di quello che sembra, dato che si tratta di un processo a lungo termine nel quale vengono implicati diversi team”, commenta Marta Valverde.
Susana Martin assicura che “il cliente vuole un risultato rapido, ma in questo momento siamo in un periodo dove bisogna fare tutto a poco a poco. Fare della vendita l’unico obiettivo è un errore, la strada da seguire è la rilevanza, l’apprezzamento attraverso la creazione di contenuti a lungo termine”.

Riguardo l’influencer marketing, una tendenza che sta prendendo piede nel settore, alcuni partecipanti si sono mostrati alquanto scettici: ad esempio, secondo Begoña Paniagua, “le agenzie ti offrono gli stessi influencer e alla fine corri il rischio di coincidere con altri marchi e perdere la presunta differenziazione”.

“Le influencer si ‘prostituiscono’ per denaro. Ad Hola cerchiamo credibilità e rigorosità e ci risulta difficile far firmare contratti nei quali non si vedano influencer che il giorno dopo parlano della stessa cosa in altri media. È un mercato complicato e lo è ancora di più quando si tratta di youtuber”, aggiunge Marta Valverde.

Un altro ostacolo è la misurazione del contenuto che non ha degli standard comuni, anche se Javier Regueira assicura che l’associazione di branded content sta già lavorando per stabilire una metodologia utile.
“Quando si tratta di misurare campagne di prodotti, è relativamente facile, dato che esiste una relazione causa-effetto che si può vedere attraverso l’aumento o meno delle vendite; la parte complicata sta nel misurare l’aspetto dei servizi”, spiega Gregorio Crespo.
La misurazione è, senza dubbio, una parte chiave nelle strategie di contenuti dei marchi, i quali investono sempre più in quest’aspetto.
In FCC, ad esempio, “due terzi del nostro budget è destinato al contenuto. Tutti i giorni ci occupiamo di creare contenuti”, afferma Pilar Lopez.

“Abbiamo due obiettivi: da un lato definire che cosa intendiamo per branded content e, dall’altro, l’adattamento del contenuto in un contesto locale. Il costo per poter avviare una strategia di contenuto è assai elevato”, ammette Fadela Hamza.

Ma anche se i marchi incontrano diversi ostacoli al momento di avviare una strategia di questo tipo, è stato dimostrato, conclude Sarancho, che il branded content “funziona meglio di una campagna tradizionale”.

La publicidad nativa está adquiriendo cada vez más protagonismo en las estrategias online a nivel mundial.

Día tras día los usuarios de Internet están consumiendo toneladas de contenido en sus PCs o teléfonos móvil y para los publicistas es cada vez más difícil conseguir atrapar su atención. Tal y como demuestran los datos del estudio sobre los formatos nativos de oBiz Media, los usuarios están cada vez más inmunes a los formatos publicitarios convencionales y las marcas necesitan encontrar la manera de llamar su atención, ofreciéndoles  algo que les aporte valor. Así es como la publicidad nativa se ha convertido en el nuevo “salvavidas” para anunciantes y agencias publicitarias.

¿En qué consiste la publicidad nativa?

Se trata de un método publicitario en el que la marca trata de aportar valor al usuario, aportándole contenido de valor y presentándoselo en el contexto natural de su navegación. La esencia de la publicidad nativa es el marketing de contenido. Está mezclando de manera muy natural  publicidad con el contenido de la página. De esta manera, los consumidores asimilan mejor las ofertas publicitarias.

Según el estudio de IPG Media Lab&Sharethrough, llevado a cabo en Mayo 2013, el 53% de los participantes asegura haber visualizado mejor la oferta en un anuncio nativo que en la publicidad convencional.

También es sabido ya que el ratio de fijación de los anuncios nativos es tres veces mayor que el de los banners y el tiempo medio de navegación entre los anuncios nativos es casi como el de navegación entre el contenido (1 segundo vs 1,3 sec).

Finalmente, los anuncios nativos reciben más atención ocular, con casi el 60% de los usuarios declarando haber sido capaz de recordar las marcas que ha visto en los anuncios nativos, resultado que demuestra claramente que los anuncios nativos pueden aumentar la atención hacia la marca.

La publicidad nativa va más allá de la enumeración de las cualidades de la marca y trae información útil o de entretenimiento, mezclando contenido, tecnología y publicidad. Mientras que la publicidad display consigue interés rápido, la publicidad nativa es buena para profundizar las relaciones – crea un interés sostenible.

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De allí, el auge de los formatos nativos últimamente, especialmente en mobile. Según eMarketer, en Estados Unidos el 83% de los publicistas mobile  encuentra la publicidad nativa importante para sus estrategias y el 93% piensa que es efectiva. Pero cuando se trata de la adopción de esta tendencia en la práctica, el 37% de los publicisitas declara que tiene la intención de comprar publicidad nativa, mientras que el 26% ya lo ha hecho. Una tendencia que está en alza.

Algunos aspectos que hay que tener en cuenta a la hora de lanzar una campaña de publicidad nativa:

  • Preparar formatos nativos adaptados a los diferentes dispositivos, tanto mobile, como PC. Es crucial que el anuncio se muestra bien en todos los posibles aparatos.
  • Creatividad en el titulo y la imagen que lo acompaña: teniendo en cuenta el limitado espacio que emplea el anuncio nativo, es importante que estos dos elementos sean originales y recordables.
  • Muchas combinaciones de títulos, imágenes, texto..
  • Intentar preparar anuncios que se parezcan a contenido y no a propaganda publicitaria

En Addoor ya estamos ofreciendo a nuestros publishers la posibilidad de insertar widgets de publicidad nativa: publicidad que da muy buenos resultados tanto para ellos, como para las marcas que se anuncian allí.

Via ClickZ

Los publireportajes y menciones en blogs son los más demandados por los anunciantes

A pesar de que los blogs comenzaron a usarse en los años 90 y que desde hace años es una de la principales herramientas del mundo online, los anunciantes no se sienten plenamente convencidos. Un estudio llevado a cabo por Blopies.com concluye en que un 30% de los anunciantes incluye pocas veces o ninguna los blogs en su campañas. Frente a este dato, un 3,7% reconoce incluirlos siempre, mientras que un 22,2% lo hace casi siempre y un 44,4% algunas veces.

El publireportaje es el producto más exitoso y demandado ofrecido por los blogs, mientras que los enlaces y el display en forma de banners, botones o similares son los peor evaluados. Los anunciantes valoran como acciones de impacto las pruebas de productos por parte de bloggers y la participación de estos en eventos o acciones offline.

En la parte del Estudio Blog Monitoring dedicado a la blgosfera, las redes de blogs/ bloggers mantienen que los productos más demandados por las agencias son: publireportajes y compra de enlaces, en segundo lugar, Display y en tercer y último lugar la participación de eventos online.

En terminología económica el 37% de los anunciantes dedican menos del 10% del presupuesto online a los blogs y un 52,1% entre un 10% y un 50% del presupuesto total destinado a soportes online. Ninguna agencia dedica entre un 75% y un 100% del presupuesto online a blogs, sólo un 7,2% de los anunciantes dedica más de un 50% del presupuesto online a blogs.

Para más información hacer click AQUÍ

Fuente: MarketingDirecto

Lazer Blogs, Ocio Networks se expande a Brasil

Ocio Networks, red de blog representada en exclusiva por Addoor, ha lanzado una red de blogs en portugués llamada Lazer Blogs. Lazer, no confundáis con Láser o Lazy (vago), significa Ocio en portugués. El color corporativo elegido ha sido el rojo, y la red está empezando a funcionar en un mercado muy atractivo para los emprendedores de la blogsfera.

Esta filial sale al mercado con cuatro publicaciones pero ya planificando cerrar el 2009 con 12 blogs intentando alcanzar los 3,5 millones de usuarios únicos. Ocio Networks, con Alejandro Suárez como capitán, cruza así el océano con todo el know-how acumulado para arrancar con fuerza.

Los primeros 4 blogs de la red que tocarán temas de gran apego del mercado brasileño como el deporte, la música, la belleza, la tecnología y el culto al cuerpo:

www.lazerbeleza.com

www.lazertecnologia.com

www.lazeresportes.com

www.lazermusica.com

Otro de los ambiciosos retos de Ocio Networks de cara al 2009 consiste en replicar este modelo lanzando su red de blogs temáticos en mandarín para el mercado Chino, lanzamiento previsto para finales de junio.

Puedes descargarte la nota de prensa aquí

LM Blogs lanza Música Rock, su 15º blog de música

La red LM Blogs, representada en exclusiva por Addoor, lleva camino de convertirse en la referencia obligada en el mundo de la música. Su red Musicópolis, dedicada al mundo de la música, tiene ya 15 blogs de distintos estilos musicales: exactamente la mitad de los 30 blogs que tiene LM en total.

Música Rock, el nuevo blog de música promete. De entrada, estará regentado por Miguel Ángel Ariza, “músico de vocación y periodista por accidente,” y amante indiscutible del rock. Ariza ha trabajado en la Cadena SER, en programas como “Ser Curiosos”, “A buenas horas” o “Gran Vía”.

El blog estará dedicado a los clásicos, a las bandas como Led Zeppelin, Guns & Roses o AC-DC, pero también prestará atención a los nuevos talentos emergentes. En su primera semana de andadura, el blog ha dado noticias sobre conciertos y ha ido dejando claras las bases de su cultura musical.

Actualidad Blog emprende un proyecto de plantillas en Blogger

El proyecto, en el que Actualidad Blog lleva preparándose varios meses, se llama Templates-blogger. Se trata de una plataforma donde los usuarios pueden descargar de manera gratuita diseños para las bitácoras Blogger.

El lanzamiento de esta página es paralelo al lanzamiento de nuevos blogs de la red Absolut. Actualidad Blog ha lanzado Absolut Murcia, Absolut Baleares, Absolut Albacete y Absolut Argentina.

Cada plantilla está formada por:

* Una captura de pantalla para previsualizar el diseño
* Un enlace a una demo online
* Enlaces a los créditos originales (autor, diseñador)
* Un enlace para descargar el diseño. Normalmente estos diseños vienen en un fichero .zip que contiene un fichero XML con el diseño y un tutorial para integrarlo en el blog

La web supone un único punto de encuentro entre los bloggers que están buscando un diseño original para su weblog y los diseñadores de plantillas que buscan promocionar sus trabajos. Para que los diseñadores puedan enviar sus plantillas de una forma cómoda se ha habilitado un formulario.

Actualidad Blog planea tener unas 500 plantillas a finales de año, y no va por mal camino. En el momento de su lanzamiento, que anunciaron el 30 de septiembre, tenían 200.

Fuente: Actualidad Blog